È veramente obbligatorio il trattamento dell’acqua negli impianti termici

È veramente obbligatorio il trattamento dell’acqua negli impianti termici

DSC_3738_1

La normativa tecnica ha da tempo imposto il trattamento delle acque d’impianto, il D.P.R 412/93 all’articolo 5 specifica che per impianti termici di nuova installazione con potenza complessiva superiore o uguale a 350 Kw deve essere effettuato un trattamento all’acqua secondo le indicazione della norma Uni 8065. La norma, prevede che l’impianto sia dotato di un filtro di sicurezza e un’addolcitore se si produce di acqua calda sanitaria con potenze maggiori di 350 Kw, lo scopo è quello di mantenere la durezza dell’acqua inferiore a 15 gradi francesi, in mancanza di produzione di acqua calda sanitaria si può utilizzare in alternativa all’addolcitore un trattamento di tipo chimico.

Dopo oltre 15 anni il D.P.R. 59/09 impone l’obbligatorietà del trattamento d’acqua di impianto anche per potenze inferiori ai 350 Kw nei seguenti casi:

  • nuova costruzione
  • ristrutturazione di impianti in edifici esistenti
  • sostituzione di generatori di calore

secondo il seguente schema:

1) Impianto con produzione di acqua calda sanitaria:

Potenza al focolare < 100 Kw

Se la durezza temporanea è maggiore di 15 gradi francesi è necessario un trattamento di tipo chimico di condizionamento

Potenza compresa tra 100 Kw e 350 Kw

Se la durezza temporanea è maggiore di 15 gradi francesi è necessario un trattamento di addolcimento.

2) Impianto senza produzione di acqua calda sanitaria:

Potenza al focolare < 100 Kw

Se la durezza temporanea è maggiore di 25 gradi francesi è necessario un trattamento di tipo chimico di condizionamento

Potenza compresa tra 100 Kw e 350 Kw

Se la durezza temporanea è maggiore di 25 gradi francesi è necessario un trattamento di addolcimento.

DPR59

UNI8065_1

La normativa, nel 2013 con il D.P.R 74/2013 modifica lo scenario del controllo e della manutenzione degli impianti, con lo scopo di ottenere le massime prestazioni, sono stati imposti controlli d’efficienza energetica finalizzati alla verifica della presenza e delle funzionalità dei sistemi di trattamento, esclusivamente per gli impianti dove sono previsti.

A un anno di distanza dall’uscita del D.P.R 74/2013 sono stati introdotti i nuovi libretti di impianto, pubblicati con il DM 10 febbraio 2014, interamente rivisti e riadattati alle indicazione del D.P.R 74 tramite un’apposita scheda dedicata all’analisi e alla verifica dei sistemi trattamento dell’acqua. Nella scheda deve essere riportato sia il contenuto dell’acqua di impianto di climatizzazione, che la durezza totale dell’acqua, di alimentazione dello stesso. Nei casi in cui sia previsto il trattamento, il libretto deve riportare il tipo di trattamento e durezza dopo le operazioni di addolcimento, sia per l’impianto di climatizzazione che per l’acqua calda sanitaria.

Dopo questo rapido inquadramento normativo, prima di analizzare i vari tipi di trattamento, è necessario capire il significato di durezza dell’acqua e le sue conseguenze. La durezza è determinata dalla somma di tutti i sali di calcio e di Magnesio disciolti, l’acqua che arriva nelle nostre abitazione, sia con acquedotto che con pozzi artesiani, è ricca di bicarbonati in equilibrio fintanto che non se ne innalza la temperatura. L’aumento di temperatura provoca la formazione di gas CO2 (anidride carbonica), che liberandosi innesca un processo chimico atto a ripristinare l’equilibrio perso, il bicarbonato di calcio presente nell’acqua Ca(HC03)2 si trasforma in carbonato di calcio CaCO3 + anidride carbonica C02. Il passaggio da bicarbonato a carbonato di calcio CaCO3 produce un prodotto poco solubile che tende a precipitare formando l’incrostazione chiamata “calcare”.

Andiamo adesso ad analizzare nello specifico le differenze tra i tipi di trattamento, indicati all’interno della norma UNI 8065

I filtri di sicurezza sono dispositivi dotati di materiale filtrante che trattengono sostanze indesiderate, o piccoli corpi in sospensione, in pratica è un sistema di filtrazione meccanico generalmente effettuato con membrane microporose.

I trattamenti di tipo chimico di condizionamento inseriscono appositi reagenti chimici, a dosaggio controllato, atti a stabilizzare l’equilibrio ed evitare la formazione di calcare.

Gli addolcitori (che rientrano tra i sistemi di tipo chimico-fisico indicati nella UNI 8065) sostituiscono gli ioni costituenti la durezza dell’acqua, con ioni di sodio all’interno di un serbatoio contenente resine a scambio ionico.

Vediamo adesso nel dettaglio i due tipi di trattamento atti a evitare la formazione del calcare, con il trattamento di tipo chimico vengono inseriti dei reagenti atti a stabilizzare l’equilibrio e evitare che il bicarbonato di possa trasformare in carbonato con il risultato che il contenuto dei sali di calcio rimane analogo, ma se ne rende più difficile il passaggio spontaneo atto a formare il “calcare”

Uno scopo diverso si raggiunge con l’addolcitore che elimina i bicarbonati, infatti imponendo il passaggio delle acque attraverso la colonna di resine contententi sodio (Sale), permette il deposito del Calcio e del Magnesio, in questo modo l’acqua si arricchisce di bicarbonati di sodio che per la loro alta solubilità non precipitano, e non creano incrostazioni. Durante questo passaggio le resine tendono a cedere tutto il sodio all’acqua saturandosi di Calcio e di Magnesio, per cui a completa saturazione devono essere rigenerate con un processo inverso, gli addolcitori eseguono il processo di rigenerazione in automatico, attraverso una centralina di controllo, recuperando il sale necessario da un apposito serbatoio e scaricando le acque ricche di Calcio e di Magnesio in fognatura.

Simili sistemi sono anche installati dalle case costruttrici di elettrodomestici all’interno dei loro prodotti. Nelle nostre lavastoviglie troviamo piccoli addolcitori “alimentati” da sale, con lo scopo di garantirci risultati di lavaggio soddisfacenti, e aumentare la vita del nostro elettrodomestico. Soluzioni per l’abbattimento della durezza dell’acqua sono utilizzate anche all’interno delle lavatrici, in questo caso la via è quella un componente “anticalcare”, che stabilizza l’equilibrio evitando la formazione di CaCO3.

Questo ultimo paragrafo chiarisce il perché devono essere utilizzati i suddetti sistemi di trattamento e perché la normativa intervenga in maniera significativa sui problemi dovuti utilizzo di acqua ad alto contenuto di calcare. In generale le manifestazioni più evidenti si hanno sulle superfici a vista dei nostri bagni, come rubinetterie e superfici vetrate, manifestandosi con opacità o con la classica colorazione giallognola, inoltre l’utilizzo di queste acque ricche di calcare richiedono una maggiore quantità di detersivi, con effetti anche sulla nostra pelle che tende a risultare più secca.

Oltre a queste situazioni riscontrabili da ognuno, si ha anche un’ampia casistica di manifestazioni più nascoste dovuta a incrostazioni interne ai nostri impianti termici e sanitari. Il calcare una volta depositato, essendo un ottimo isolante, impedisce il corretto scambio termico in caldaie, scambiatori, e resistenze elettriche di lavatrici, lavastoviglie e scaldabagni, riducendone l’efficienza energetica. Le incrostazioni riducono le sezioni utili all’interno delle tubazioni, inibendo il funzionamento delle valvole termostatiche, aumentando le perdite di carico all’interno degli impianti, trasferendo maggio carico alle pompe, inducendo maggiori carichi elettrici, e in alcuni casi innescare fenomeni corrosivi che possono portare fino alla perforazione delle tubazioni.

Mentre le manifestazioni visibili sono solitamente trattate con appositi prodotti per la pulizia, le incrostazioni all’interno delle tubazioni potrebbero non essere trattate per anni, diventando nel tempo un vero e proprio problema per l’efficienza dell’impianto.

Proprio per i suddetti motivi la normativa spinge significativamente a sensibilizzare l’utente verso utilizzo di idonei sistemi di trattamento, con lo scopo di mantenere in essere l’efficienza energetica dei propri sistemi di condizionamento.

Si ricorda infine che la consultazione del D.P.R 74/2013 è disponibile nella sezione Normative del sito Hydraclub, mentre i nuovi libretti di impianto e di rapporto di efficienza energetica (DM 10 febbraio 2014) sono disponibili nella sezione Download, stampabile su formato A4 anche in modalità fronte retro.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: