Areazione e ventilazione dei locali contenenti apparecchi a gas

Areazione e ventilazione dei locali contenenti apparecchi a gas

Il venti percento degli incidenti da gas combustibile, in Italia nell’anno 2016, è avvenuto per mancato o insufficiente funzionamento dei sistemi di ventilazione e areazione dei locali di installazione degli apparecchi, un’eguale percentuale di incidenti è dovuta ad un malfunzionamento dell’apparecchio. L’analisi di questi dati aiuta a comprendere quanto sia veramente necessaria la manutenzione degli impianti termici, occasione in cui, oltre a controllare la funzionalità dell’apparecchio è possibile controllare l’idoneità dei locali di installazione.

Per avere un quadro esaustivo delle possibili installazioni è doveroso suddividere le modalità di installazione per tipologia, richiamando le rispettive definizioni:

Apparecchio di cottura: apparecchio utilizzato per la cottura dei cibi.

Apparecchio di tipo A: che recupera l’ossigeno necessario alla combustione dal locale di installazione ed emette i prodotti della combustione nel medesimo locale.

Apparecchio di tipo B: apparecchio che preleva l’aria comburente dal locale di installazione con evacuazione dei prodotti della combustione all’esterno del locale stesso

Apparecchio di tipo C: chiamato generalmente a camera stagna, apparecchio che preleva l’aria comburente dall’esterno del locale di installazione ed evacua i prodotti della combustione all’esterno.

Esclusi gli apparecchi di tipo C, tutte le altre tipologie di generatori toccano il cruciale problema dell’idoneità del sistema d’adduzione dell’aria necessaria alla combustione, chiamato ventilazione.

La ventilazione può essere realizzata in due modi:

  • Ventilazione diretta, mediante aperture permanenti sulle pareti esterne al locale oppure tramite condotti di ventilazione comunicanti con l’esterno;
  • Ventilazione indiretta, mediante afflusso del volume di aria richiesto dal locale adiacente, non classificato con pericolo di incendio, non adibito a camera da letto e non in depressione con il locale da ventilare. Il collegamento tra i due locali deve essere permanente.

Essendo il sistema di ventilazione quel sistema che apporta aria necessaria alla combustione, si evince il diretto legame tra potenza dell’apparecchio e dimensione di apertura di ventilazione.

Al riguardo, per apparecchi di portata termica inferiore a 35kW, la norma indica una sezione netta totale pari a 6 x Q, dove Q è la portata termica complessiva degli apparecchi installati nel medesimo locale. La dimensione minima della presa di ventilazione deve essere maggiore o uguale a 100 cm quadrati.

Altro aspetto fondamentale per la sicurezza dell’impianto è l’areazione dei locali. L     ’areazione è il ricambio d’aria necessaria sia per lo smaltimento dei prodotti della combustione, sia per evitare miscele con un tenore pericoloso di gas non combusti. L’areazione per lo più garantisce un flusso diretto dall’interno dell’edificio fino all’esterno.

A differenza della ventilazione, l’areazione non potrà in nessun caso essere indiretta, non è ammesso saturare un intero ambiente di gas incombusti per poi farli defluire in un secondo locale dotato di apertura di areazione verso l’esterno. L’areazione è solo diretta, o, in taluni casi, assicurata mediate canale di areazione ad uso esclusivo comunque collegato a parete rivolta verso l’esterno di un locale adiacente al locale da areare.

Essendo la finalità delle aperture di areazione di convogliare all’esterno eventuali fuoriuscite di gas combustibile, la loro posizione deve essere individuata in funzione della tipologia del gas, in alto per il gas metano o in prossimità del pavimento per gas GPL.

In taluni casi la norma specifica la necessità di un locale aerato o aerabile. Il locale aerato è dotato di dispositivi che consentono l’areazione permanente, il locale aerabile è un locale dotato di dispositivi (porte, finestre, lucernari, ecc.) che consentono l’areazione su necessità.

Si definiscono locali aerabili i locali di installazione dotati di più aperture (porte, finestre, aperture permanenti) non direttamente comunicanti con l’esterno, ma comunicanti con almeno due locali entrambi dotati di aperture apribili e comunicanti direttamente con l’esterno.

Per lo più è possibile installare apparecchi in locali aerabili, ma nei locali non presidiati quali soffitte e cantine è possibile installare apparecchi purché il locale sia aerato.

Analizzati gli aspetti generali sulla ventilazione e areazione dei locali e chiarito il concetto di aerato/aerabile, è possibile analizzare nel dettaglio le aperture necessarie per ogni tipologia di installazione sopra elencata.

Apparecchio di tipo A, il locale deve essere sempre areato e ventilato (solo in modo diretto), l’apertura destinata all’areazione deve essere posizionata in prossimità del soffitto, mentre l’apertura destinata alla ventilazione deve essere posizionata in prossimità del pavimento. Entrambe le aperture devono avere sezione netta di almeno 100 cmq.

Apparecchio di tipo B, il locale deve essere areato o aerabile (è sufficiente una finestra da utilizzare al momento del bisogno). L’apertura può essere posizionata a qualsiasi quota rispetto al pavimento, qualora l’apertura dovesse assolvere anche la funzione di smaltimento di eventuali dispersioni di gas GPL, dovrà essere realizzata in prossimità del pavimento.

Apparecchi di tipo C, il locale deve essere aerabile o aerato, non è richiesta la ventilazione.

Il locale di installazione di un apparecchio di cottura deve essere aerabile e dotato di sistemi di esalazione (cappa, elettroventilatore, o foro di areazione), inoltre il locale deve essere talvolta ventilato. Per un’analisi dettagliata si consiglia di consultare il sito www.hydraclug.org

Per rendere competa la trattazione è doveroso analizzare anche i casi in cui oltre ad apparecchi alimentati da combustibili gassosi sono presenti, nel locale di installazione o in locali comunicanti, anche apparecchi alimentati da combustibili solidi.

La norma di installazione di generatori alimentati a legna o con altri combustibili solidi prevedrebbe l’installazione e la coesistenza nel medesimo locale di un apparecchio alimentato a combustibile solido con un apparecchio alimentato a combustibile gassoso di tipo B non destinato al riscaldamento ambiente (es. scaldabagno), ma la norma di installazione per apparecchi alimentati a combustibile gassoso vieta l’installazione di apparecchi di tipo B con apparecchi alimentati a combustibili gassosi nel medesimo locale o in locali comunicanti. Essendo le norme su questa casistica contrastanti è doveroso far riferimento alla normativa più restrittiva che vieta anche l’installazione di uno scaldabagno con un apparecchio a legna (o altro combustibile solido).

Premesso che non possono coesistere all’interno dello stesso ambiente apparecchi di tipo A e B nei locali dove siano presenti generatori di calore a combustibile solido e nei locali con essi comunicanti, possiamo analizzare la condizione (piuttosto frequente) di installazione di un piano cottura in un ambiente con termostufa a pellet o caminetto a legna.

La presenza di un piano cottura e di un apparecchio a combustibile solido non stagno verso l’ambiente necessita di aperture di ventilazione calcolate come somma delle aperture necessarie al funzionamento dei singoli apparecchi: andrà sommata la dimensione di apertura necessaria al piano cottura con quella necessaria al funzionamento dell’apparecchio a combustibile solito che generalmente è pari al 50% della sezione di uscita fumi dall’apparecchio.

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